L’obesità e il sovrappeso sono caratterizzati da un eccesso ponderale dovuto all’aumento del tessuto adiposo conseguente come risultato finale, quale che ne sia stata la causa, ad una prevalenza dei fenomeni di liposintesi ( produzione di tessuto adiposo ), su quelli di lipolisi ( lisi del tessuto adiposo ). Sia gli uni che gli altri avvengono ad opera di enzimi la cui attività è ormono-sensibile.

Esiste cioè un fine meccanismo di regolazione ormonale che determina l’aumento o la riduzione del tessuto adiposo.

Ebbene attraverso l’alimentazione stessa, adeguatamente impostata, è possibile spostare questi processi facendo prevalere la lipolisi, cioè la riduzione del tessuto adiposo.
Infatti le caratteristiche qualitative della dieta, intese come composizione e distribuzione giornaliera dei pasti, possono influenzare il peso corporeo anche direttamente, in base a meccanismi indipendenti dall’apporto calorico globale e quindi dalle determinanti dietetiche solo quantitative, ciò in base a una regolazione neuro-ormonale.

Studi di cronobiologia ( H. Jacobs ) hanno evidenziato già da tempo che, a parità di apporto calorico, il calo ponderale è diverso in relazione al diverso orario di assunzione del cibo e ulteriori studi evidenziano inoltre che, sempre a parità di apporto calorico, ha rilevanza anche la composizione qualitativa dei pasti.

La condizione di un eccesso ponderale di vario grado interessa buona parte della popolazione e nei paesi occidentali sembra destinata a crescere come incidenza, nonostante i fattori di rischio collegati siano noti, vi sia una maggiore attenzione al proprio corpo e una aumentata richiesta di dimagramento.

Lavorando nell’ambito della nutrizione si conoscono le difficoltà legate all’ottenimento e al mantenimento del calo ponderale con le sole classiche diete ipocaloriche. Particolarmente frustranti sono gli stop nella riduzione del peso che avvengono anche se il paziente “rispetta le regole”.

A volte si viene sottoposti a ulteriori restrizioni e, se i risultati non sono soddisfacenti, può maturare la convinzione che non ci sia nulla da fare, che la situazione sia ineluttabile e ciò a tutto svantaggio della prognosi. Si ricorre allora a una riduzione globale dell’apporto alimentare, spesso mal tollerata dal paziente che, disposto ad accettare restrizioni per un periodo, difficilmente accetta di adottare un regime alimentare restrittivo permanente ( a volte però purtroppo necessario in situazioni di quadri patologici particolari che si accompagnano o sono concomitanti ).

L’adozione di misure alimentari qualitativamente e cronologicamente idonee consente di superare questi limiti, migliorando i risultati ottenibili con un’impostazione dietologica che non tenga conto di queste importanti acquisizioni. In pratica sia come situazione di partenza, sia come condizione cui si giunge dopo un periodo di controllo alimentare, si può realizzare uno sbilanciamento del metabolismo orientato verso l’anabolismo: sono aumentati i meccanismi di stoccaggio e assimilazione ( liposintesi: produzione di tessuto adiposo ), mentre sono ridotti i meccanismi di dispendio e produzione energetica ( catabolismo e lipolisi).

Quanto appena descritto risulta fortemente influenzato dai sistemi nervoso ed endocrino che, regolando l’attività dei sistemi enzimatici, controllano le diverse reazioni metaboliche. E’ importante sottolineare che tale attività neuro-endocrina è influenzata dalla composizione qualiquantitativa della dieta e che esiste la possibilità di modulare l’assetto neuro-ormonale attrverso l’alimentazione ( composizione dei pasti e orario di assunzione dei diversi nutrienti ) con evidenti notevoli implicazioni pratiche.

Nel caso dell’eccesso ponderale è facile comprendere l’importanza che riveste l’attuazione di una dieta che, grazie alla scelta del menù e dell’orario in cui quello specifico pasto viene assunto, può contrastare la situazione neuro-endocrina che promuove la sintesi di tessuto adiposo, spostando il metabolismo in senso opposto, cioè verso la lipolisi. In ambito dietologico l’influenza del cibo sui ritmi biologici ormonali riveste notevole importanza ai fini della scelta del momento più opportuno per consumare un “determinato” pasto.

Concludendo se vogliamo sfruttare l’influenza che la dieta esercita sulla produzione di ormoni attivi sul metabolismo del tessuto adiposo, risulta chiaro che, poiché questi ormoni sono caratterizzati da ritmicità secretiva, per l’ottimizzazione e la facilitazione del raggiungimento del risultato si dovrà tener conto anche della composizione qualitativa e della corretta collocazione temporale del pasto.

Alimentarsi con consapevolezza, sfruttando a proprio vantaggio le attuali conoscenze della cronobiologia, raggiungendo i propri obiettivi nel controllo del peso corporeo e mantenere il piacere della buona tavola nell’ambito del rispetto di semplici abitudini è alla portata di ognuno di noi.